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Arcipelago Conflitto

20 febbraio 2017 - 17:00
Arcipelago Conflitto

Modera: Paola Caridi, giornalista e scrittrice (Italia)

Alberto Stabile, giornalista e scrittore (Italia)

Omar Abi Azar, fondatore Zoukak Theater Company (Libano)

A cura di Fondazione Sicilia-Fondazione Merz

 

 

All’interno del programma COLLOQUIA promossi dalla Biennale Arcipelago Mediterraneo, la Fondazione Sicilia e la Fondazione Merz hanno il piacere di presentare “Arcipelago Conflitto”, una conversazione sul conflitto con Alberto Stabile, uno dei decani dei giornalisti specializzati in politica estera, Omar Abi Azar, regista e attore libanese, e la moderazione della giornalista e scrittrice Paola Caridi. L’incontro si terrà presso la Sala dei 99 di Palazzo Branciforte alle ore 17.00.

 

Il Conflitto ha preso il posto della Scoperta, nella nostra idea di Mediterraneo. Ulisse è lontano. Sindbad altrettanto. Mai come oggi il periplo è segnato da guerre e grandi fughe. Ma questo non basta a spiegare tutto. A spiegare cause ed effetti del Conflitto che segna non solo la politica internazionale, ma le nostre stesse vite quotidiane. Siamo destinati a odiare, a respingere, a demonizzare?

 

 

ALBERTO STABILE

E’ nato a Trapani e si è laureato in Giurisprudenza all’Università di Palermo, dove nel 1971 ha cominciato ad avvicinarsi alla professione giornalistica collaborando prima e lavorando poi, a partire dal 19973, con il quotidiano del pomeriggio L’Ora. Alla fine del 1975 è entrato nel progetto del nuovo quotidiano, la Repubblica, in cui ha cominciato a lavorare  sin dalla fondazione come corrispondente della Sicilia. Chiamato a Roma, è stato nominato inviato speciale nel 1980 e in questa veste ha seguito molte importanti vicende legate alla criminalità organizzata e alla politica. Con la caduta del Muro di Berlino, nel 1989, ha dirottato il suo impegno professionale verso la politica estera. Inviato in Medio Oriente durante la prima Guerra del Golfo, vi è tornato nel 1992 in modo permanente, come corrispondente da Gerusalemme, negli anni segnati dalle speranze suscitate dal processo di pace e dalla delusione causata dal suo rapido declino. Dopo Gerusalemme, a partire dal 1998 è stato per oltre cinque anni corrispondente da Mosca, dove ha seguito la fine dell’era Eltsin, l’inizio dell’era Putin e la fase finale della guerra in Cecenia, Nel 2003 torna in Medio Oriente, ancora nella base di Gerusalemme in tempo per seguire la Seconda Guerra del Golfo e le devastanti conseguenze che ne sono scaturite. Dopo il (pre)pensionamento obbligatorio, del dicembre 2010, si è trasferito a Beirut da dove ha continuato a inviare a Repubblica le sue corrispondenze dalla regione. Dal marzo del 2011 ha seguito gli sviluppi della crisi siriana degenerata in vera e propria guerra.

 

 

OMAR ABI AZAR

È regista e fondatore della compagnia teatrale Zoukak. È stato il drammaturgo e il regista di molte delle performance collettive di Zoukak che sono andate in tournèe in Libano e all’estero. Dal 2008, Omar guida le azioni psicosociali di Zoukak in diverse località, occupandosi di comunità di diverso tipo e di gruppi di persone di varie età. Le azioni comprendono laboratori di teatro-terapia su tecniche di mediazione, training dei preparatori, nonché la creazione e la facilitazione di performance collettive. Ha curato, con altri colleghi, Zoukak Sidewalks, una piattaforma internazionale di performance, e Focus Liban, una vetrina degli artisti libanesi. Omar ha una laurea in teatro dell’Istituto di Belle Arti dell’Università Libanese (2006).

 

 

PAOLA CARIDI

Giornalista e storica, ha vissuto in Medio Oriente per oltre un decennio, prima al Cairo e poi a Gerusalemme. Per Feltrinelli ha pubblicato Arabi invisibili (2007),  Hamas (2009) e Gerusalemme senza Dio (2013). I suoi libri sono stati tradotto in arabo e in inglese. Dalla sua esperienza a Gerusalemme ha anche tratto lo spettacolo teatrale Café Jerusalem, prodotto nel 2015 dal Teatro Stabile di Genova e da SuqGenova, con i Radiodervish. Collabora con centri studi di politica internazionale. Interviene con commenti e analisi sul suo blog, invisiblearabs. Ha curato, assieme a Lucia Sorbera, la sezione “Anime Arabe” al Salone Internazionale del Libro di Torino 2016. E’ stata la responsabile della sezione Altre Letterature del Festival Letterature Migranti di Palermo (ed. 2016) ed è attualmente Docente a contratto di Storia delle Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Palermo.

 

 

Inoltre all’interno del suggestivo Monte di Pietà di Palazzo Branciforte, sarà possibile visitare Cabaret Crusades – The Path to Cairo, la videoinstallazione di Wael Shawky, realizzata con marionette che raccontano vicende delle Crociate dal punto di vista degli arabi, che idealmente si collega alla collezione di Pupi Siciliani di Giacomo Cuticchio -conservata negli spazi del Monte- e alla tradizione orale dell’epopea medievale della Chanson de Geste e della Chanson de Roland, ovvero al racconto delle Crociate attraverso il punto di vista occidentale.

 

 

La conferenza è gratuita.

 

 

INFORMAZIONI

Sede:

Palazzo Branciforte, Via Bara all’Olivella, 2 Palermo

Contatti

info@palazzobranciforte.it – tel. 091.8887767 (dal martedì alla domenica: 9.30-14.30)

www.palazzobranciforte.it  |  www.bampalermo.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I Colloquia della Biennale Arte Mediterraneo si articolano su quattro sezioni che con un approccio multidisciplinare affrontano i diversi nuclei tematici del Racconto, dell’Europa, del Patrimonio e dell’Arte. Nonostante la difficoltà di offrire una definizione unitaria di Mediterraneo, è risaputo che i popoli che lo abitano, condividono miti, divinità, profeti, leggende e racconti popolari. Si può quindi pensare che il Mediterraneo sia composto da sfumature diverse che simbolicamente corrispondono, fra l’altro, ai suoi suoli e alle coltivazioni che li caratterizzano, alle lingue che vi vengono parlate, alle religioni professate e alle politiche praticate. Tutti questi elementi e altri ancora contribuiscono alla composizione del “colore” della cultura mediterranea; che ha dato origine alle tre maggiori religioni monoteistiche, i cui punti di contatto sono tanto numerosi quanto gli scontri a cui hanno dato vita.  I contributi presentati ai Colloquia si confrontano sul Mediterraneo da punti d’osservazione diversi che partono dalla filosofia, dall’antropologia, dalla linguistica, dall’esperienza di pratica artistica per provare a tracciarne la complessità del presente.  

Ingresso libero.